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Tragedia a Valdobbiadene: morto un collezionista dopo l’esplosione di un residuato bellico

Una tragedia ha sconvolto la comunità di Valdobbiadene, in provincia di Treviso, nel primo pomeriggio di mercoledì 14 gennaio 2026, quando un uomo di 56 anni ha perso la vita a seguito dell’esplosione di un ordigno bellico all’interno di un ricovero attrezzi di sua proprietà.

L’esplosione, avvenuta intorno alle 13:20, è stata così violenta da essere udita nitidamente in tutta la zona circostante.

La vittima è Attilio Frare, residente a Guia di Valdobbiadene, noto nella zona per la sua passione per i reperti storici collegati ai due conflitti mondiali. Secondo le prime ricostruzioni investigative dei Carabinieri, Frare aveva rinvenuto un ordigno bellico, verosimilmente risalente alla Prima guerra mondiale, e lo aveva portato nel suo deposito senza le autorizzazioni previste. L’ordigno è esploso mentre veniva maneggiato, uccidendolo sul colpo.

Nello stesso momento si trovava con lui un’altra persona, coetanea, che è stata gravemente ferita dall’esplosione. I sanitari del Suem 118 sono intervenuti immediatamente sul posto con ambulanze, auto medica ed elicottero per soccorrere il ferito.

L’allarme è stato lanciato dai residenti dopo aver avvertito il forte boato. Sul luogo dell’incidente sono accorsi i vigili del fuoco del distaccamento di Montebelluna, i Carabinieri della stazione locale e gli artificieri dell’Arma, che hanno provveduto a delimitare l’area e a mettere in sicurezza il sito prima di consentire ulteriori accertamenti. Nel magazzino sono stati rinvenuti altri materiali potenzialmente pericolosi, motivo per cui le operazioni di bonifica e verifica sono proseguite per diverse ore.

Frare era una figura nota nel territorio; secondo i media locali aveva fondato nel 2022, insieme ad altri appassionati, l’associazione “Valdostorica Odv”, un gruppo dedicato alla storia locale. La sua abitazione e il magazzino annesso fungevano da luogo di incontro per gli appassionati e ospitavano una vasta collezione di reperti: cimeli delle guerre mondiali, oggetti della vita contadina, materiali legati al Ventennio fascista, fotografie storiche e documentazione di ricerche archeologiche locali.

Le autorità stanno ora portando avanti le indagini per chiarire con precisione la dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità legate alla detenzione e al trasporto dell’ordigno. Dal quadro emerso finora, l’ordigno era detenuto illegalmente e non era mai stato segnalato alle forze dell’ordine, circostanza che aggrava ulteriormente la gravità dell’accaduto.

La vicenda di Valdobbiadene richiama ancora una volta l’attenzione su un rischio persistente in molte aree d’Italia: la presenza di residuati bellici inesplosi risalenti ai conflitti del XX secolo. Anche dopo decenni, questi ordigni possono rimanere altamente instabili e detonare in modo imprevedibile se maneggiati da persone non specializzate. Per questo motivo, tutti gli esperti raccomandano di non toccare né spostare mai ordigni sospetti ritrovati in campagna o in edifici abbandonati, e di segnalare immediatamente la scoperta alle autorità competenti, che possono intervenire con personale specializzato.

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