Da Gorizia alla Folgore: una Medaglia d’Argento del 1917 e il suo legame con il paracadutismo italiano
Cosa può avere a che fare una Medaglia d’Argento al Valor Militare della Prima guerra mondiale con la storia dei paracadutisti italiani? Apparentemente molto poco. È proprio questa, però, la storia che si nasconde dietro una decorazione che ho recentemente recuperato insieme al suo diploma originale, appartenuta ad Angelo D’Adda, caporale del 254° Reggimento Fanteria, Brigata “Porto Maurizio”.

La motivazione della ricompensa ci porta al 28 agosto 1917, durante i durissimi combattimenti sulle alture di Gorizia. D’Adda si trovava in prima linea quando il proprio colonnello venne gravemente ferito. Nonostante il fuoco avversario, insieme a un altro militare ne curò il trasporto fino al posto di medicazione; terminato il soccorso, tornò immediatamente al proprio reparto e partecipò nuovamente all’assalto. Un comportamento che gli valse la Medaglia d’Argento al Valor Militare.
È però l’identità di quel «proprio colonnello» a rendere questa decorazione molto più interessante.
Il 254° Reggimento era comandato dal colonnello Giulio Bechi, ufficiale e scrittore già noto prima della guerra. Il 28 agosto 1917, esattamente nel giorno e nel luogo indicati nella motivazione di D’Adda, Bechi guidò personalmente i propri uomini durante l’attacco nella zona del Monte San Marco, presso Gorizia. Nel corso dell’azione venne gravemente ferito e trasportato nelle retrovie. Morì due giorni più tardi, il 30 agosto 1917, e per il comportamento tenuto in combattimento gli venne successivamente concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
Reparto, data, grado e circostanze coincidono quindi con quanto riportato nel diploma di Angelo D’Adda: il colonnello soccorso e trasportato al posto di medicazione era Giulio Bechi. È seguendo il suo nome che una storia apparentemente confinata alla Grande Guerra conduce, a distanza di venticinque anni, in un mondo completamente diverso.
Giulio Bechi aveva infatti un figlio, Giovanni Alberto Bechi Luserna, nato nel 1904. Quando il padre morì per le ferite riportate a Gorizia, Alberto aveva appena tredici anni. Anche lui avrebbe intrapreso la carriera militare, arrivando a legare il proprio nome a una delle pagine più conosciute dell’Esercito italiano durante la Seconda guerra mondiale: quella dei paracadutisti. Alberto Bechi Luserna proveniva dalla Cavalleria e successivamente passò alla nuova specialità paracadutista. Durante la Seconda guerra mondiale combatté in Africa Settentrionale e divenne una delle figure legate alla Divisione paracadutisti “Folgore”, partecipando alla battaglia di El Alamein. Dopo la campagna africana ricoprì poi l'incarico di Capo di Stato Maggiore della Divisione paracadutisti “Nembo”.
Il collegamento diventa così particolarmente suggestivo: nel 1917, quando il paracadutismo militare italiano era ancora lontano dallo sviluppo che avrebbe conosciuto negli anni successivi, Angelo D’Adda rischiava la vita per trasportare fuori dalla prima linea il padre di quello che sarebbe diventato uno dei nomi più importanti della storia dei paracadutisti italiani.
La vicenda della famiglia Bechi avrebbe avuto un secondo epilogo tragico. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Alberto Bechi Luserna cercò di raggiungere alcuni reparti della Nembo che avevano abbandonato la divisione per unirsi alle forze tedesche in movimento dalla Sardegna verso la Corsica. Il 10 settembre 1943 venne ucciso. Anche a lui sarebbe stata concessa, come al padre, la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. La motivazione ufficiale della decorazione è conservata nella banca dati delle onorificenze della Presidenza della Repubblica.
È questo percorso a rendere particolarmente interessante la Medaglia d’Argento di Angelo D’Adda. L'oggetto appartiene interamente alla storia della Prima guerra mondiale: un caporale del 254° Fanteria, un assalto sulle alture di Gorizia, un colonnello mortalmente ferito e il tentativo di portarlo in salvo sotto il fuoco nemico. Eppure basta identificare quell'uomo per aprire un secondo capitolo che conduce alla Seconda guerra mondiale, alla Folgore, a El Alamein e alla Nembo.
Dal campo di battaglia di Gorizia del 28 agosto 1917 alla storia del paracadutismo italiano corre quindi un filo che passa attraverso tre uomini: Angelo D’Adda, Giulio Bechi e Alberto Bechi Luserna.
È anche uno degli aspetti che trovo più interessanti nel recuperare oggetti accompagnati dalla loro documentazione. La medaglia racconta un atto di valore; il diploma fornisce un nome, un reparto, una data e poche righe. A volte è sufficiente seguire quelle tracce per scoprire che la storia conservata da un piccolo oggetto di oltre cent'anni fa arriva molto più lontano di quanto si potesse immaginare.